#RicostruiAMOlastrada continua..#2

Esprimiamo qui tutta la difficoltà di chi nell’ultimo mese non si è mai fermato e riprendiamo parola per comunicare lo stato di avanzamento dei lavori di ricostruzione a tutti i singoli e le realtà solidali di questa città e non solo. Innanzitutto vogliamo aggiornarvi sulla raccolta fondi avviata grazie agli eventi realizzati e alle donazioni ricevute: sino ad oggi abbiamo raccolto circa 30.000 euro! Ringraziamo tutt@ le singole e i singoli che hanno sostenuto la ricostruzione, chi ha partecipato alle nostre iniziative e chi ci ha donato parte della propria tredicesima, da chi ha messo a disposizione le proprie competenze e professionalità fino a coloro che hanno preso parte all’asta artistica organizzata per la ricostruzione. Un primo sentito ringraziamento all’Associazione 999 Contemporary per le preziose donazioni, alla ROTAS, fucina instancabile del Trash Ribelle romano, un saluto caloroso al CSA La Torre, al Traffic Club e alle nostre sorelle e fratelli di Z.A.M. sapendo che presto torneremo ad riaccogliervi nella nostra zona autonoma. Un abbraccio forte ed un ringraziamento vanno a tutti gli spazi sociali che hanno dato testimonianza del legame indissolubile fra esperienze di autogestione e di costruzione di alternativa concrete e che dimostrano la potenza e il potenziale delle esperienze di autogestione a Roma. In ordine temporale menzioniamo il LOA Acrobax, compagn@ di uno stesso territorio con i quali abbiamo sin da subito condiviso la rabbia del secondo incendio, l’ex-Lavanderia per la quale ricordiamo l’importanza di sostenere la campagna “Si può fare_S.Maria della pietà Bene Comune”, il Cinema America e le Milonghe Popolari che continuano a raccogliere fondi per la ricostruzione. Il Teatro Valle Occupato per l’indimenticabile serata al Teatro Palladium, la Fondazione RomaEuropa, SCUP per i pranzi di EcoSolPop, il punk di Robertò, il CS Brancaleone e Made in Jail. E ancora Il CSOA Corto Circuito per il supporto economico e artistico ed il CSOA Ex Snia e la rete delle ciclofficine romane grazie ai quali è stato possibile discutere di trasformazione urbane e dei nostri stili di vita, promuovendo una mobilità alternativa. Abbracciamo il collettivo (in)formativo“Attiva” di Testaccio per l’impegno e la propositività ed il CSO Ricomincio dal Faro, ci riportiamo a casa un indimenticabile mix di musica romaneska e di parrillada argentina cucinata e animata dai compagni e dalle compagne di Progetto Sur Onlus, il collettivo teatrale Pedigrì per l’esilarante serata, grazie anche al Rising Love. Un altro abbraccio di ringraziamento va al CSOA Forte Prenestino ed alle compagne ed i compagni del collettivo Hierba Mala grazie ai quali abbiamo fatto fronte alle spese legali che continuano ad attanagliarci, oltre che alla ricostruzione. Grazie alla nostra comunità militante Action_diritti in movimento per le battaglie che insieme continuiamo a portare avanti e per lo sforzo che gli occupanti e le occupanti hanno voluto compiere per sostenerci. Ed infine il riconoscimento più sentito è per gli artisti ed le artiste che hanno dato vita bellissime serate di musica, teatro, danza, facendo circolare cultura senza chiedere niente in cambio. Noi abbiamo continuato a concentrarci sulle trasformazioni di questa città: lo abbiamo fatto occupando gli ex-bagni pubblici di Garbatella e reclamando cultura gratuita, partecipata e accessibile. La sinergia costruita nel tempo tra movimento ed istituzioni locali ha dato vita all’esperienza della nuova Biblioteca di Roma “Moby Dick” e abbiamo ottenuto la firma di una convenzione per la realizzazione di un polo culturale che insieme alla ripresa del Teatro Palladium dopo le minacce di sospensione della programmazione, rendono sempre più concreta la Piazza della Cultura che vogliamo a Garbatella e in ogni quartiere di questa città. Abbiamo avuto poi la fortuna di riabbracciare Lander Fernandez un fratello basco tornato in libertà dopo anni di arrogante persecuzione dello stato spagnolo e abbiamo sostenuto la ripresa del dibattito e della mobilitazione in difesa dei beni comuni, per la tutela dell’acqua pubblica, per la difesa della terra e dell’aria, per la difesa dei servizi pubblici, della scuola, così come a Bologna e per la restituzione del patrimonio pubblico alla collettività contro speculazione privata e le svendite sulle nostre spalle. Nulla di eccezionale, nessun comunicato di autocompiacimento, solo l’esigenza di ringraziare nuovamente quella Comunità Territoriale, il nostro laboratorio politico e la rete di compagni e compagne con i quali ci siamo rialzati in quest’ultimo mese e abbiamo ripreso il largo senza pensare neanche un secondo che qualcosa sarebbe andato perduto, ma convinti che tutto si sarebbe trasformato. Il pensiero va quindi allo SPA Casetta Rossa, al contributo economico, ma soprattutto umano, finalizzato alla ricostruzione di ciò che continua ad essere anche loro, ai compagni e alle compagne del laboratorio PLAY, all’associazione Nessun Dorma, con la quale presto speriamo di ottenere la conquista di un casale da restituire al territorio, alle realtà partitiche dell’VIII° municipio che ci hanno sostenuto. La richiesta di un intervento del Comune di Roma ha avuto esito positivo e la gran parte dei lavori strutturali verranno effettuati con lo stanziamento di fondi pubblici, proprio perché pubblico è sempre stato il CSOA La Strada. Per questo limiteremo le iniziative di raccolta fondi, manteniamo quelle già organizzate (e ringraziando sin da ora Communia, CSOA Spartaco, Strike SPA, RadioSonarProject, la Città dell’Utopia, il Casale Occupato PachaMama, la A.S.D. Castello e il Teatro Ambra alla Garbatella ) e continuiamo a destinare il 10% - 15% degli incassi alle spese legali di compagni e compagne della città di Roma e non solo. Le economie raggiunte sino ad oggi e quelle che continueremo a raccogliere saranno necessarie per proseguire la ventennale attività di autogestione. Intendiamo restaurare i murales danneggiati, ricostruire l’amplificazione, il palco e il backstage, allestire nuovamente l’area concerti e il bar con tavoli, sedie, divani, lampade, ricomprare un televisore, un pc e un impianto stereo e tutto il necessario, vogliamo arredare la stanza dei girasoli e ricostruire un pezzettino di memoria andata in fumo. Certamente continueremo a sostenere i tutti i nostri progetti, l’apertura di nuovi sportelli e servizi, le occupazioni di case, le nostre spese legali e a pagare le spese proprie di uno spazio che fa politica, alle quali facciamo fronte solo con la regolare apertura e con le iniziative culturali a sottoscrizione.

 

 

..che le stelle ti guidino sempre e la strada ti porti lontano..

 

I compagni e le compagne del CSOA La Strada

#RicostruiAMOlastrada continua

In questo mese la campagna #ricostruiAMOlastrada ha raccolto oltre 20.000 euro con il contributo, le idee, gli sforzi e la generosità di tutt* voi e con la disponibilità di tanti spazi sociali che hanno aperto le porte alle nostre iniziative. Siamo sorpresi e felici della stupefacente risposta di Roma dopo il corteo del 28 dicembre a cui hanno partecipato migliaia di persone, delle donazioni e delle proposte per la raccolta fondi. Abbiamo visto il territorio e la città intera muoversi costruendo una fitta rete di appoggio e solidarietà intorno al CSOA La Strada. Oggi i locali del centro sociale, su cui poggia parte consistente del mercato rionale, sono oggetto di studi per un successivo intervento di messa in sicurezza da parte del Comune di Roma per scongiurare il rischio di eventuali crolli. Gli interventi sono necessari alla tutela di un bene comune: coinvolgono i locali del mercato coperto di Garbatella da poco ristrutturato e parzialmente tornato in attività e quindi gli spazi del centro sociale, che abbiamo sempre inteso come un bene pubblico e fruibile da tutto il quartiere e non come un bene proprietario di cui disporre a nostro piacimento. L’incendio ha interessato l’area che molti di voi conoscono come la “stanza dei girasoli” e il deposito della fonia, completamente distrutti insieme a moltissimo materiale autocostruito e archiviato negli anni, con parte dell’amplificazione del centro sociale e tutto il sound del Baracca. Per permettere i dovuti interventi e la rimozione delle macerie il centro sociale è stato completamente smantellato: la Ciclofficina Popolare La Strada, il bar Garbatella Moonstomp e il palco sono stati rimossi. La segreteria, dove si svolgevano la Scuola Popolare Piero Bruno, le riunioni di redazione di CORE e lo sportello migranti di Terrain Vague, è inagibile, così come UPSTAIRS, sede dell’osteria popolare l’Ardente. Tutti i progetti stanno cercando una collocazione temporanea delle attività sul territorio e per questo useremo parte dei contributi. Siamo nomadi, abbiamo imparato a dire, ma abbiamo tante case in molte città. Siamo una ricchezza che costruisce progetti efficaci la cui presenza sul territorio è reale e le cui pratiche sono state, sono e saranno un valore aggiunto per le istituzioni locali e per la cittadinanza che continua ad agire in sinergia con le attività del centro sociale. Per la tutela di quanto valorizzato fino ad ora e per scongiurarne la dispersione, richiediamo il coinvolgimento delle istituzioni oltre la fase dell’emergenza, verso la corretta e veloce ripresa delle attività ordinarie del centro sociale.

Noi, da parte nostra, ci stiamo mettendo tutto l’impegno, insieme con le idee e le capacità della rete di solidarietà e appoggio alla campagna. Siamo consapevoli/ Sappiamo che la ricostruzione passa per le fondamenta e arriva al nuovo impianto audio, agli arredi, al sound del Baracca da ricostruire, a tutto quello che ci e vi verrà in mente per riaprire La Strada. Nel frattempo continuiamo ad esistere, a fare politica, a portare avanti i progetti e le lotte che trovano spazi nuovi per il momento ma che sono sempre fatti della passione di tutt* i/le compagn* che continuano a sceglierli ogni giorno.

Incoraggiamo la voglia di contribuire, la tensione ad agire, a mettersi in gioco di tutte e tutti coloro che ci stanno contattando perché La Strada è e rimarrà un posto speciale per ognun* di noi. Per qualunque proposta riguardante iniziative a sostegno della Strada potete scriverci: ricostruiamolastrada@libero.it

“Caminante no hay camino, se hace camino al andar...”, continuiamo a camminare!

 

Le compagne e i compagni del CSOA La Strada 

Scuola Popolare Piero Bruno: cinque anni al servizio del territorio.

Il progetto di recupero scolastico festeggia il quinto compleanno con una due giorni di iniziative pubbliche.

 

Il 23 novembre 2013 al CSOA La Strada si festeggiano i cinque anni della Scuola Popolare Piero Bruno, con due giorni d’iniziative dedicate ai ragazzi e con spazi di riflessione sul lavoro portato avanti nell’ambito del progetto. La Scuola Popolare porta il nome di Piero Bruno, studente di 18 anni dell’ITIS Armellini, che il 22 novembre del ’75 fu ucciso dalla polizia durante una manifestazione per l’indipendenza dell’Angola. Piero in quegli anni manifestava per la libertà d’espressione e di pensiero, ma anche per il diritto allo studio e per una scuola accessibile a tutti. Il progetto mira innanzitutto a fornire un sostegno allo studio all’interno degli spazi del Centro Sociale, sede di tante attività di diverso tipo e natura, dove La Scuola Popolare ha cercato di ritagliarsi un ruolo abbastanza autonomo ma sempre in stretta connessione con le altre realtà progettuali che animano e attraversano La Strada. Da un punto di vista pratico, negli anni ci siamo organizzati in uno spazio che abbiamo adibito a vera e propria “Scuolina” (come ci piace chiamarla), con grandi tavoli e librerie con materiali scolastici. Si viene due volte a settimana, il martedì ed il giovedì pomeriggio, portando i compiti delle materie dove si incontrano più difficoltà. Per quanto la “banda” della Scuola Pop sia aumentata in questi anni, il rapporto uno ad uno non è ancora possibile, e quindi il metodo che è stato adottato finora è quello di dividere i ragazzi in piccoli gruppi di studio. Ciò ci permette di proporre una modalità non standardizzata di apprendimento e di lavorare particolarmente sulle competenze dette “trasversali” (che consistono nell’acquisizione di un metodo di comprensione della realtà), necessarie per metabolizzare ed inquadrare le conoscenze più specifiche. L’esigenza che cinque anni fa ci ha portato a costruire questo progetto è stata quella di fornire gratuitamente un servizio (quello delle “ripetizioni” ) spesso troppo oneroso e quindi non accessibile a tutti, e di considerarlo come punto di partenza per elaborare un discorso più ampio, che consiste nel proporre un modello “altro” e alternativo di insegnamento/apprendimento, che sia circolare e non univoco, creando uno spazio dove ognuno ha un posto e nessuno resta escluso. Si è cercato di guardare alle esigenze di tutti, con l’obiettivo di declinare l’approccio formativo alle specificità di ogni ragazzo e ragazza. Allo stesso tempo però, abbiamo mirato a costruire dinamiche collettive di reciprocità. Difatti, gli studenti e le studentesse, quasi tutti delle medie, creano in questo spazio una realtà scolastica “fuori dagli schemi”, dove lo studio è anche, e soprattutto, socialità, stare insieme e aiutarsi l’un l’altro. Nonostante i diversi profili e specificità di ognuno, il minimo comune denominatore del progetto è stato quindi la costruzione di una rete di riferimenti personalizzati, che presenta per i ragazzi e per le ragazze un sostegno per poter ritrovare dei fili di interesse che spesso sono andati persi durante la formazione proposta dalla scuola “istituzionale” di tutti i giorni. In questo percorso di costruzione costante e continua di comunità, abbiamo organizzato dei laboratori e delle occasioni alternative per stare insieme ai ragazzi e alle ragazze, e costruire CON loro (e non solo PER loro) questo progetto. In tal senso dovrebbero quindi essere lette le varie cene sociali, le biciclettate insieme per la città e per il quartiere, le maratone, i tornei di calcio e i laboratori artistici. Arrivati a questo punto del nostro percorso, l’impegno è volto a rendere l’esperienza delle Scuole Popolari una realtà che possa essere replicabile e declinabile nei diversi territori, come luogo dove si concretizzi l’idea di muto soccorso tra generazioni di studenti e studentesse.

La Scuola Popolare Piero Bruno

STOP BIOCIDIO / LAZIO Giovedì 24 primo incontro a Roma: per un percorso regionale su tutela dei territori e diritto alla salute.

Giovedì, 24 ottobre, alle ore 18.00 presso il Csoa La Strada si svolgerà il primo incontro tra comitati, associazioni, coordinamenti, realtà sociali e cittadini convocato per discutere in maniera inclusiva e allargata della costruzione nel Lazio di un percorso Stop Biocidio; il modello cui aspiriamo è la grande lotta popolare e di massa che sta animando le marce in difesa del territorio e della salute nei territori campani, dove è  prevista per il prossimo 16 novembre una nuova giornata di mobilitazione generale. Partire dal no a discariche e inceneritori può essere l’avvio ad un discorso molto più ampio sulle politiche industriali del Paese, fondate sulla devastazione dei territori e sul sacrificio delle comunità che li abitano e della loro salute.   
Partendo dal presupposto che le lotte reali, quelle vissute sulla pelle della popolazione (e i conflitti ambientali lo sono) devono essere rimesse al centro dell’agenda politica di movimento perché sono le uniche capaci di mobilitazioni reali in grado di accumulare forze sociali e di spingere realmente per il cambiamento necessario, invitiamo alla massima partecipazione a questo primo momento assembleare. 
 
GIOVEDI’ 24 OTTOBRE | H 18.00 
Csoa La Strada | via Passino 24  

Nuova discarica di Roma. Falcognana non ci sta

A Roma si continuano individuare siti alla cieca su cui 'scaricare' il problema dei rifiuti. La realizzazione della nuova discarica lungo l’Ardeatina, nella cava di Selvotta-Falcognana, rischia di compromettere il progetto del Parco Archeologico dei Fori e dell'Appia Antica. Come se non bastasse, a ridosso della cava sono già pianificati un milione di metri cubi di nuovi immobili, cementificazioni che interessano anche Santarelli e Caltagirone.Ma i comitati di quartiere e le reti territoriali non ci stanno. L'opposizione alle discarica non sarà mai Nimby fin quando non cambierà la gestione dei rifiuti. Il dato è che, all'oggi, superare Malagrotta, per il commissario straordinario per l'emergenza rifiuti Goffredo Sottile e per l'assemblea capitolina non ha significato altro che individuare un sito temporaneo che accolga la spazzatura di Roma per un paio d'anni. A suo tempo il Ministro Clini bocciò i siti preliminarmente indicati dalla Regione Lazio: «Problematiche di natura idrogeologica» per Corcolle, Riano Quadro Alto e Pian dell’Olmo; «sovraccarico ambientale» per Monti dell’Ortaccio; «caratteristiche compatibili salvo la tempistica di realizzazione» per Pizzo del Prete-Le Macchiozze; «manifeste criticità» per Fiumicino-Osteriaccia e Roma-Castel Romano. In particolare, «La soluzione inerente il sito di Corcolle si [riteneva] inopportuna anche per la prossimità con il sito archeologico di Villa Adriana»; bene, il nuovo sito, una cava al chilometro 15 dell'Ardeatina, località Selvotta - Falcognana, a ridosso tanto dell'area del Santuario del Divino Amore, quanto del Parco dell'Appia Antica, già utilizzata come discarica per fluff, scarto delle carcasse di automobili, rischia di compromettere la realizzazione del progetto del Parco Archeologico dei Fori e dell'Appia Antica, incluso nelle linee programmatiche della giunta Comunale. Un milione di tonnellate di rifiuti all'anno per due anni, il tempo necessario, in teoria, alla messa in opera di un ciclo dei rifiuti rispettoso degli obblighi comunitari inerenti riciclo, compostaggio e differenziata al 65% entro il 2016. Contraddittoria appare però l'affermazione del presidente della Regione, Nicola Zingaretti, secondo cui è certo che «a Roma non ci sarà mai più una nuova Malagrotta perché mai più si interreranno rifiuti tal quale»; se così fosse, significherebbe che il Comune di Roma ha già a disposizione l'impiantistica necessaria al trattamento dei rifiuti, non si capisce allora per quale motivo si è continuato finora a sversare tal quale a Malagrotta. La realtà è invece che, secondo i dati più aggiornati (2009), il Lazio differenzia solo il 15% dei suoi rifiuti e mancano adeguati piani industriali per raggiungere i suddetti obiettivi; Roma produce da sola più della metà dei rifiuti del Lazio, ma secondo l'Ama non è possibile superare il 35% di raccolta differenziata nei prossimi due anni. Il riciclo si attesta al 24%, contro il 50% di città come Milano, Genova o Torino. Normale allora che, anche ieri, in Consiglio comunale ci si chiedesse dove fossero finiti i 20 milioni di euro previsti a suo tempo dalla giunta regionale Marrazzo per incrementare la differenziata. Una risposta a questa domanda la potrebbero dare, ad esempio, le vicende legate all’ex amministratore Ama, Franco Panzironi, della fondazione alemanniana Nuova Italia, rinviato a giudizio insieme ad altri dirigenti con l’accusa di aver favorito 841 "strane" assunzioni tra il 2008 e il 2009. Altro elemento citato a favore dell'individuazione del nuovo sito, la presenza della falda acquifera ad una profondità di 20 metri, ritenuta sufficiente ad evitare contaminazioni, come quelle rilevate dall'ARPA a Malagrotta: ferro, manganese, nichel, benzene. Da record lo sforamento per l'arsenico che ha fatto registrare una concentrazione di 2.050 microgrammi per litro, pari a quasi 200 volte il limite consentito di 10 microgrammi. Paradossale, poi, che a ridosso dell'area individuata per la nuova discarica siano pianificati 1 milione di metri cubi di nuovi immobili, cementificazioni che interessano, tra gli altri, Santarelli e Caltagirone. Significa, nella pratica, negare che la presenza di discariche possa avere conseguenze sulla salute dei cittadini, secondo quella stessa logica che ha portato prima l'ex ministro della salute Balduzzi e poi quello attuale, Lorenzin, ad affermare che in Campania l'elevata incidenza tumorale non è dovuta allo smaltimento illegale di rifiuti, alle discariche in prossimità dei centri abitati e agli inceneritori ma agli stili di vita, all'eccesso di fumo e alla dieta squilibrata. E invece il problema è innanzitutto questo: ogni volta che l'incapacità degli amministratori determina una situazione di emergenza nella gestione dei rifiuti, segue puntualmente la decisione di risolvere la stessa sacrificando un territorio e la salute dei cittadini che lo abitano, ai quali si chiede poi beffardamente di non protestare, colpevolizzandoli come sostenitori di una deprecabile deriva «N.i.m.b.y.». Già sono in mobilitazione contro la decisione del nuovo sito i cittadini e diversi comitati di quartiere della zona: Monte Migliore, Selvotta, Castel di Leva, Fonte Laurentina. In linea con la contrarietà già espressa dal Municipio Roma IX (ex XII) – territorialmente interessato – e dal Municipio Roma VIII, mentre a Porta Medaglia i cittadini si sono già organizzati in un presidio permanente. Ad essere minacciata è anche l'economia agricola della zona: la discarica significherebbe la fine delle numerose aziende vinicole e cooperative agricole presenti; a pagare lo scotto sarebbe ancora una volta l'agro romano e chi lo abita. Insomma anche nel Lazio si ripete come in Campania la storia dell'emergenza rifiuti e del riempimento delle cave. E giova allora, per avere un'idea dei possibili scenari futuri, ricordare il caso di Chiaiano, il quartiere della periferia nord di Napoli che "ospita" la cava del Poligono, nella quale sono stati sversati per tre anni i rifiuti cittadini nel periodo più acuto dell'emergenza rifiuti campana, fino alla chiusura, nel novembre 2011. Un sito provvisorio, anche questo, nel quale venne sversato ‘tal quale’ e ancora in attesa della tombatura definitiva. Anche qui siamo all'interno di un Parco naturale, quello delle Colline metropolitane, dove oltre a quella del Poligono vi sono altre cave nelle quali si continua a scaricare di tutto, dall'amianto ai pneumatici. Oggi, superata l'emergenza, o meglio, ripulito dai rifiuti il centro di Napoli, a Chiaiano rimangono i miasmi della discarica, l’aumento delle malattie tumorali ed il crollo del valore degli immobili. Secondo alcuni studi, dal 2000 al 2010, l’ottava municipalità di Napoli - Piscinola, Marianella, Chiaiano, Scampia - ha presentato i più elevati tassi di mortalità per tumore in città. Negazione del diritto alla salute, sacrificio di territori periferici e delle già svantaggiate popolazioni che li abitano, devastante impatto socio-economico: questo significa l'apertura di una nuova discarica. Chiaramente non ci sottraiamo alla necessità per la nostra città di un nuovo luogo nel quale depositare i rifiuti, dopo aver chiesto per anni la chiusura dello scempio Malagrotta, ma questo non significa dover recepire sommessamente le decisioni di un commissario (Sottile) che continua ad indicare siti “alla cieca”! È necessario e prioritario, prima dell’individuazione di un nuovo sito, un piano rifiuti che dia tempistiche realistiche per un nuovo tipo di raccolta e di compostaggio dei rifiuti; che renda risorse gli stessi, come ci ripetiamo da anni e come da anni le amministrazioni di questa regione continuano a non fare.

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